Data: 23 Ottobre 2008
I dati definitivi dello Studio di Fase II sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine
[CAMMS223 Trial Investigators, Coles AJ, Compston DA, Selmaj KW, Lake SL, Moran S, Margolin DH, Norris K, Tandon PK.Alemtuzumab vs. interferon beta-1a in early multiple sclerosis. N Engl J Med. 2008 Oct 23;359(17):1786-801]
Studi internazionali di Fase III sono in fase di arruolamento, anche 8 centri italiani coinvolti
La Malattia
La sclerosi multipla è una grave malattia del sistema nervoso centrale, cronica, invalidante ed imprevedibile. Un processo infiammatorio ricorrente provoca il danneggiamento della mielina, la guaina protettiva che avvolge e isola le fibre nervose e che permette loro di condurre gli impulsi dalle diverse aree del sistema nervoso centrale alla periferia e viceversa. Poi progressivamente si danneggiano anche le fibre e le cellule nervose.
Fatica, disturbi visivi, urinari, sessuali, sensitivi e motori sono i sintomi più frequenti della sclerosi multipla. All’esordio della malattia, essi sono variabili e possono presentarsi singolarmente o in associazione, in forma acuta oppure progressiva.
La frequenza dei sintomi varia al variare dell’età, con una prevalenza dei disturbi visivi nei casi colpiti in età minore di 20 anni, mentre nei casi più tardivi risulta preponderante il problema della mobilità.
L’incidenza In Italia
Sono in tutto 57 mila le persone con SM in Italia. Ogni 4 ore una persona nel nostro Paese riceve una diagnosi di sclerosi multipla. L'Italia è nella fascia dei paesi ad alto rischio di sclerosi multipla con una persona colpita ogni 1050 abitanti. In Sardegna, dove la malattia è più frequente che nel resto d’Italia, questa frequenza sale a una persona ogni 600.
La sclerosi multipla è una delle più frequenti cause di disabilità nelle persone giovani. L’esordio è tra i 15 e i 50, ma spesso si manifesta tra i 20 e i 30 anni.
Colpisce le donne in numero doppio rispetto agli uomini.
Fonte A.I.S.M.
Genzyme Corporation (Nasdaq: GENZ) e Bayer Schering Pharma AG hanno presentato i risultati di uno studio che dimostra come la somministrazione di cicli di trattamento una volta all’anno con alemtuzumab in pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente in fase iniziale, riduca del 74% il rischio di recidiva della malattia e del 71% il rischio di progressione della disabilità, rispetto a quanto riscontrato nei pazienti trattati con Interferone beta-1a ad alto dosaggio (Rebif®).
In particolare, è stato riscontrato che il livello di disabilità medio dei pazienti trattati con alemtuzumab è migliorato dalla baseline nel corso del trattamento, mentre è peggiorato nei pazienti trattati con Interferone beta-1a ad alto dosaggio .
I benefici derivati dal trattamento con alemtuzumab sono perdurati per almeno tre anni dall’inclusione, nonostante la maggior parte dei pazienti trattati con il farmaco avesse ricevuto l’ultima somministrazione due anni prima.
Questi risultati sono emersi dall’analisi definitiva di uno studio clinico di Fase II (CAMMS223) riportata sul New England Journal of Medicine, studio nel quale sono stati coinvolti 334 pazienti con MS che non erano mai stati trattati in precedenza per la patologia da cui risultavano affetti.
Ulteriori nuovi dati top-line
Dalle analisi secondarie dello studio clinico di Fase II CAMMS223, presentato il mese scorso al World Congress on Treatment and Research in Multiple Sclerosis (WCTRIMS), sono emersi nuovi dati top-line, precedentemente non pubblicati, che hanno dimostrato come la proporzione di pazienti in assenza di manifestazioni della malattia sia molto più alta all’interno del gruppo trattato con alemtuzumab rispetto a quanto riscontrato nel gruppo trattato con Interferone beta-1a ad alto dosaggio in tutti e tre gli anni di trattamento: 86% contro 63% nel primo anno, 81% contro 48% nel secondo anno, 71% contro 39% nel terzo (differenze altamente significativa all’analisi statistica: p <0.0001). Per “assenza di manifestazioni della malattia” si intende l’assenza sia di ricadute, sia di peggioramento della condizione di disabilità durante il periodo di osservazione.
Da questi dati è inoltre emerso che anche la proporzione di pazienti in assenza di sostenuta progressione della disabilità per un periodo di tempo di sei mesi è stata significativamente più elevata all’interno del gruppo trattato con alemtuzumab rispetto al gruppo trattato con Interferone beta-1a ad alto dosaggio in tutti e tre gli anni di trattamento: 97.2% contro 87.0% nel primo anno, 94.3% contro 82.4% nel secondo anno, 91.0% contro 73.8% nel terzo (p <0.005).
Infine, la proporzione di pazienti che non hanno manifestato ricadute nel tempo è stata molto più elevata tra i pazienti trattati con alemtuzumab rispetto a quelli trattati con Interferone beta-1a ad alto dosaggio in tutti e tre gli anni di trattamento: 91.1% contro 69.3% nel primo anno, 88.2% contro 58.5% nel secondo anno, 80.2% contro 51.6% nel terzo (p <0.0001).
Studi di Fase III
Genzyme, con il supporto di Bayer Schering Pharma, sta sponsorizzando due trial di Fase III, al momento in fase di arruolamento dei pazienti. Lo studio di Fase III CARE-MS I (Comparison of Alemtuzumab and Interferone beta-1a ad alto dosaggio Efficacy in Multiple Sclerosis) è uno studio randomizzato con valutatori in cieco che consiste in un nuovo confronto tra alemtuzumab e Interferone beta-1a ad alto dosaggio nel trattamento della sclerosi multipla recidivante-remittente in pazienti mai trattati in precedenza. Il trial CARE-MS II ha invece come oggetto lo studio di pazienti che hanno continuato a presentare recidive della malattia nonostante fossero in trattamento con terapie appropriate per la sclerosi multipla.
Studio CAMMS223
Lo studio di Fase II ha riguardato 334 pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente in fase attiva, arruolati in 49 centri medici in Europa e negli Stati Uniti. Alcuni pazienti, scelti in maniera casuale, sono stati sottoposti al trattamento con alemtuzumab a uno dei due livelli di dosaggio (12 o 24 mg al giorno per via endovenosa) per cinque giorni durante il primo ciclo e per tre giorni 12 mesi dopo, durante il secondo ciclo di trattamento; gli altri sono stati trattati con Interferone beta-1a ad alto dosaggio (44 mcg somministrati per iniezione sottocutanea tre volte alla settimana, come da indicazione posologica approvata). Un terzo ciclo di alemtuzumab è stato somministrato a 46 pazienti al mese 24.
L’efficacia dei due trattamenti è stata confrontata valutando due variabili primarie: la Velocità di Ricaduta e il tempo di Progressione della Disabilità Sostenuta, così come evidenziato da un aumento del punteggio sulla Scala di Invalidità Espansa (Expanded Disability Status Scale - EDSS) nei sei mesi successivi. Le misurazioni dell’efficacia sono state effettuate da neurologi indipendenti, in cieco rispetto al trattamento somministrato ai diversi pazienti. La Scala di Invalidità Espansa (EDSS) è una scala a 10 punti nella quale ogni step da 0.5 punti corrisponde ad un grave deterioramento delle capacità neurologiche.
Il livello di disabilità media dei pazienti trattati con alemtuzumab è addirittura migliorato (di 0.39 punti sulla scala EDSS), indicando un recupero delle funzioni neurologiche. Al contrario, nel gruppo trattato con Interferone beta-1a ad alto dosaggio la disabilità media è peggiorata (di 0.38 punti sulla scala EDSS). Il risultato al terzo anno di trattamento è quindi stato una differenza di quasi un punto EDSS (0.77) tra i due gruppi.
Dati sulla sicurezza
Durante lo studio, sei pazienti trattati con alemtuzumab ed uno trattato con Interferone beta-1a ad alto dosaggio hanno sviluppato un evento avverso grave, la porpora trombocitopenica autoimmune (PTA). La PTA è una malattia caratterizzata da un basso numero di piastrine ed un corrispondente elevato rischio di sanguinamento incontrollato. Il paziente trattato con Interferone beta-1a ad alto dosaggio che ha manifestato la PTA era asintomatico, ma il disturbo ha persistito sino al completamento dello studio. Nell’unico caso di decesso associato al trattamento con alemtuzumab, il paziente presentava i sintomi della PTA, ma questi non sono stati riconosciuti in tempo, ritardandone la cura. Tra i restanti casi di pazienti trattati con alemtuzumab che hanno manifestato la PTA, quattro sono stati prontamente diagnosticati, hanno risposto bene al trattamento e si sono stabilizzati senza necessità di continuare la cura. L’ultimo caso ha mostrato una remissione spontanea della PTA. Durante il trial è stato istituito un programma di monitoraggio dei pazienti: in circa due anni non sono stati segnalati nuovi casi di PTA nello studio CAMMS223.
Eventi avversi comuni e di scarso rilievo sono stati reazioni associate all’infusione nei pazienti trattati con alemtuzumab e sintomi influenzali in quelli trattati con Interferone beta-1a ad alto dosaggio . I pazienti trattati con alemtuzumab si sono dimostrati più inclini a sviluppare infezioni, soprattutto alle vie respiratorie superiori. Queste infezioni sono state prevalentemente di severità da lieve a moderata e non hanno comportato serie minacce per la vita dei pazienti. Nonostante alemtuzumab riduca il numero dei globuli bianchi nel sangue, lo studio non ha evidenziato un aumento del rischio di infezioni opportunistiche. Infezioni gravi sono state poco frequenti nei pazienti trattati con alemtuzumab. Circa il 23% dei pazienti trattati con questo farmaco ha sviluppato eventi avversi di natura autoimmunitaria a carico della tiroide, ivi compresi la Malattia di Graves, e sono stati curati con terapie convenzionali.
Alemtuzumab è un farmaco in studio per il trattamento della Sclerosi Multipla e non deve essere somministrato al di fuori di una sperimentazione clinica ufficiale, in base al protocollo stabilito per pazienti affetti da Sclerosi Multipla.
Alemtuzumab
Alemtuzumab è stato approvato negli Stati Uniti come agente singolo per il trattamento della leucemia linfatica cronica a cellule B (B-CLL) e al di fuori degli Stati Uniti per il trattamento della B-CLL nei pazienti che sono stati trattati con agenti alchilanti e che non hanno risposto alla terapia con fludarabina. Nel 2001 negli Stati Uniti il prodotto è stato lanciato in base alla sua indicazione oncologica con il nome commerciale Campath® e marchio Bayer HealthCare Pharmaceuticals Inc., mentre in Europa il nome commerciale è MabCampath®.
Alemtuzumab è un anticorpo monoclonale umanizzato che si lega ad un bersaglio specifico, il CD52, presente sulla superficie cellulare, promuovendo la distruzione delle cellule-bersaglio da parte del sistema immunitario dell'organismo. È il primo e unico anticorpo monoclonale approvato dall'FDA per i pazienti affetti da B-CLL.
Genzyme e Bayer Schering Pharma AG, Germania, stanno sviluppando insieme alemtuzumab per altre applicazioni in campo oncologico e come trattamento specifico per la sclerosi multipla.
Le reazioni indesiderate riportate più comunemente nei pazienti affetti da B-CLL sono state reazioni all'infusione (febbre, brividi, ipotensione, orticaria, nausea, eruzione cutanea, tachicardia, dispnea), citopenie (neutropenia, linfopenia, trombocitopenia, anemia) e infezioni (viremia da CMV, infezione da CMV e altre infezioni). Altre reazioni indesiderate riportate comunemente includono vomito, dolore addominale, insonnia e ansia. Le reazioni indesiderate gravi riportate più comunemente sono citopenie, reazioni all'infusione e immunosoppressione/infezioni.
Questo comunicato stampa contiene dichiarazioni sugli obiettivi attesi, tra cui quelle riguardanti la tempistica per l'ottenimento e la presentazione dei dati della sperimentazione clinica, l'efficacia attesa di alemtuzumab nella SM e il suo confronto con i prodotti attualmente in commercio, la possibilità che alemtuzumab sia approvato per la cura della SM e il continuo arruolamento di pazienti in sperimentazioni cliniche correlate alla SM. Queste dichiarazioni sono soggette a rischi e incertezze che potrebbero determinare una differenza sostanziale tra i risultati effettivi e quelli indicati in queste dichiarazioni. Questi rischi e incertezze includono, tra gli altri, risultati effettivi delle sperimentazioni cliniche che dimostrino un'efficacia e una sicurezza confrontabili ai dati emersi finora; la tempistica e i contenuti effettivi da sottoporre alle autorità regolatorie, agli organismi di esame istituzionali, agli organismi di monitoraggio della sicurezza dei dati e ai medici che praticano il trattamento e le decisioni prese da tali autorità sulla somministrazione continua di alemtuzumab ai pazienti affetti da SM; la capacità di Genzyme di sviluppare e ottenere l'approvazione di un piano di sicurezza del paziente e gli altri rischi e incertezze descritti nei rapporti presentati da Genzyme con la Securities and Exchange Commission in conformità al Securities Exchange Act del 1934, come emandato, che includono senza limiti le informazioni della voce "Fattori di rischio" nella sezione "Management's Discussion and Analysis of Financial Condition and Results of Operations" del rapporto trimestrale di Genzyme nel modulo 10-Q per il trimestre conclusosi il 30 giugno 2007. Genzyme avverte gli investitori a non porre un'eccessiva fiducia nelle dichiarazioni sugli obiettivi attesi contenute in questo comunicato stampa. Queste dichiarazioni hanno valore solo alla data di pubblicazione del comunicato stesso e Genzyme non ha alcun obbligo di aggiornamento o di correzione di tali dichiarazioni.
Genzyme®, Campath® e MabCampath® sono marchi registrati di Genzyme Corporation. Tutti i diritti riservati. Interferone beta-1a ad alto dosaggio è un marchio registrato di EMD Serono, Inc.
Forward-Looking Statements
This new release may contain forward-looking statements based on current assumptions and forecasts made by Bayer Group or subgroup management. Various known and unknown risks, uncertainties and other factors could lead to material differences between the actual future results, financial situation, development or performance of the company and the estimates given here. These factors include those discussed in Bayer s public reports which are available on the Bayer website at www.bayer.com. The company assumes no liability whatsoever to update these forward-looking statements or to conform them to future events or developments.
Genzyme – www.genzyme.com
Genzyme, una delle cinque principali società di biotecnologie al mondo, lavora per poter offrire nuove prospettive di vita alle persone affette da gravi patologie. Dalla fondazione, avvenuta nel 1981 Genzyme è cresciuta fino a divenire un'azienda diversificata con oltre 10.000 dipendenti con sedi in tutto il mondo e un fatturato di 3,8 miliardi di dollari nel 2007. Genzyme è stata segnalata da FORTUNE tra le “100 Best Companies to Work for” negli Stati Uniti e il suo Presidente Henri Termeer ha ricevuto dal Presidente Bush, la massima onorificenza statunitense nel campo dell’innovazione tecnologica.
Con molti prodotti in commercio e servizi di assistenza ai pazienti in oltre 90 paesi, Genzyme è leader nell'attività di sviluppo e applicazione delle più avanzate tecnologie nel campo delle scienze della vita. I prodotti e i servizi della società sono concentrati sui disordini ereditari rari, le patologie renali, l'ortopedia, l'oncologia, i trapianti e le malattie immunitarie e i test diagnostici. L'impegno di Genzyme per l'innovazione continua con un solido programma di sviluppo concentrato in questi campi, così come nell’area delle cardiopatie e in altri settori nei quali non sono ancora disponibili adeguati supporti terapeutici.
Genzyme Italia - www.genzyme.it
Presente nel nostro Paese dal 1992 con un’attività focalizzata sulle malattie rare da deficit lisosomiale, Genzyme Italia propone oggi soluzioni terapeutiche nelle aree dell’insufficienza renale cronica, del carcinoma tiroideo, della leucemia linfoblastica acuta refrattaria o recidivante nei pazienti pediatrici, della prevenzione del rigetto acuto nel trapianto di organo solido e della profilassi della malattia acuta e cronica da trapianto verso ospite. Ognuno dei suoi prodotti rappresenta, nelle rispettive indicazioni cliniche, un riconosciuto standard di cura. In campo ortopedico, Genzyme produce dispositivi medici per il trattamento della sintomatologia di origine artrosica e ha messo a punto una terapia cellulare innovativa veicolata da biomateriali (trapianto autologo di condrociti) che consente la riparazione delle lesioni cartilaginee del ginocchio e della caviglia, rimandando nel tempo il ricorso alla chirurgia protesica. L'Italia, attraverso la collaborazione continua con ricercatori e centri di eccellenza, è pienamente coinvolta in importanti programmi di sperimentazione clinica che la casa madre ha avviato in diverse aree terapeutiche.
Bayer HealthCare
Bayer è un gruppo globale con competenze specifiche nel settore della salute, della agricoltura e nel campo dei materiali high-tec. Bayer HealthCare, una consociata di Bayer AG, è una delle aziende leader nel mondo per innovazione nel settore della farmaceutica e dei prodotti medicali; la sua sede è a Leverkusen, in Germania. L'azienda riunisce le attività complessive delle divisioni Animal Health, Consumer Care, Diabetes Caree Bayer Schering Pharma.
Bayer HealthCare si prefigge di scoprire e preparare principi attivi per migliorare la salute dell'uomo e degli animali in tutto il mondo.